Quarantasei anni senza Clark. Uno dei più grandi di sempre

7 aprile 2014 21:16 Scritto da: Giacomo Rauli

Jim-clark

Tuta bianca, riga nei capelli a sinistra precisa come un orologio svizzero e marcata dal ciuffo pendente dalla parte opposta. Qualche tocco di brillantina per sistemarli, nemmeno fosse stato una star di Hollywood, invece era solo una comodità, così da evitare che la chioma bruna gli ostruisse la preziosa visuale una volta indossato il casco. James Clark jr, meglio conosciuto come Jim, era – negli anni sessanta – ciò che potremmo definire non solo il pilota da battere, ma anche il pilota più forte di tutti i tempi, affiancato a Juan Manuel Fangio.

Il sette di aprile del 1968 Jim aveva già in tasca tre titoli mondiali, dopo aver disputato appena settantadue Gran Premi di cui ben venticinque vinti. Sul giro secco era una furia. trentatré pole position e nulla lasciato al caso. Era un maniaco della perfezione, un pilota dalla guida sopraffina, imitata da pochissimi eletti nella storia della Formula Uno.

Tutte le stagioni della sua carriera nella classe regina del motorsport a quattro ruote le aveva passate sempre con il medesimo colore, un ideale, una voglia – quella di vincere – chiamati Lotus. Quella di Colin Chapman. Lui, piccolo scozzese in grande simbiosi con le vetture britanniche, che talvolta pareva essere protesi naturale e perfetta per quelle vetture avveniristiche e dall’aerodinamica avanzata e viceversa, perché con quelle lamiere sistemate attorno lui volava. E non ha più smesso di farlo. Proprio come quel giorno di quarantasei anni fa, in cui è decollato per poi decidere che sarebbe stato più bello vedere tutto e tutti dall’alto, così come spesso gli accadeva nella classifica piloti.

clark_hock_04mem7 aprile 1968, Hockenheim. In Germania va in scena una gara di Formula 2 a cui Clark decise di prendervi parte. Sì, perché molti piloti di allora non correvano solo in una categoria come avviene oggi. Clark si mise al volante della sua monoposto, prese il via e tutto sembrava andare come al solito. Al quinto giro il dramma inaspettato. Clark perse improvvisamente il controllo della sua Lotus poco dopo il rettilineo del traguardo. Due correzioni, l’auto sembrò rispondere bene, ma in realtà fu una mera bugia della fisica. La Lotus dello scozzese si diresse contro una zona non protetta dalle barriere e proprio in quel punto si trovavano degli alberi.

L’impatto fu tremendo, a una velocità stimata di circa duecento chilometri orari. La scocca della vettura si spezzò in due, mentre il corpo di Clark fu sbalzato dalla vettura e colpì con il casco un ramo di uno degli alberi. Il corpo straziato atterrò e puoi fu il buio. A causare l’incidente un possibile guasto o una foratura della gomma posteriore destra, ma poco importa ormai. Anche perché sono passati ben quarantasei anni da quel maledetto giorno di Hockenheim. Quello sprazzo di giornata che ci ha tolto uno dei più forti piloti di tutti i tempi, e lo ha relegato a un ricordo che tutti noi gli tributiamo a ogni sette aprile da quarantasei primavere a questa parte. Non sarà stato il più vincente di sempre, ma se il suo ricordo è ancora vivo, un motivo ci sarà.

In giorni di polemiche come questi, dettati da regolamenti nuovi e non ancora accettati dai più, sarebbe bello tendere l’orecchio sul circuito tedesco, sentire rombare un motore ed esclamare: “Ma certo, è Jim che pilota la sua Lotus”. E in che posizione è? Facile. Sempre la solita.

 

7 Commenti

  • 3 titoli di allora ne valgono 10 di adesso….pilota leggendario, quando il pilota contava per più del 70%

  • 33 Pole in poco più di 70 gare con 3 titoli, roba da leggenda…..mi sarebbe piaciuto vederlo correre.

  • Avere un riconoscimento ed essere ricordato per sempre per quello che hai fatto nella vita terrena,potendo dire ecco sono davvero stato qualcuno,é la soddisfazione più grande che un essere umano possa avere.GRANDE JAMES.

  • Lotus e Clark, combinazione micidiale. Il talento di Jim era complementare alla genialità di Chapman. Mio papà mi raccontava che faceva rabbia da quanto era veloce, paragonabile a Senna quanto a temperamento… se ne è andato a 32 anni, chissà cosa non avrebbe vinto ancora.

  • Tra l’altro il suo record di 33 pole ha resistito fino all’arrivo di Senna , più o meno 30 anni.
    E all’epoca correvano una decina di gp a stagione.

  • Di Jim Clark come di Fangio ho solo potuto vedere qualche frammento di GP qua e là, tutto il resto ho solo potuto leggerlo sui libri, ma ho sempre avuto bene in mente che tipo di pilota fosse per una sua frase:

    “Non so perchè tutti mi chiedete cosa provo quando vinco, io so solo che aspetto che il direttore di gara dia il via, sento il rombo del motore, poi dopo un pò guardo negli specchietti e non c’è più nessuno dietro!”

    Unico…

    Mi ricordo di aver letto di una sua gara a monza, non mi ricordo l’anno, forse il 66 o prima? In cui era in testa, ebbe un problema, ripartì doppiato, si sdoppiò, rimontò e finì la gara 4°!!!

    Pochi piloti hanno saputo fare gesta simili, di sicuro se non fosse morto avrebbe superato Fangio, presumo che sarebbe rimasto in Lotus fino a fine carriera, chissà che lotte avrebbe potuto fare con Stewart…

    Beh…è andata così e so anche che da quella tragedia Chapman non si riprese mai completamente, a distanza di anni non si dava pace per quello che era successo, un incidente davvero assurdo…

    Jim Clark è indubbiamente uno dei più grandi in assoluto di questo sport ed è bello pensare che le sue gesta saranno ricordate in eterno.

    R.I.P.

  • Una leggenda Jim. 3-4 decenni ci hanno separati ma avrei voluto tanto vederlo all’opera. E poesia è l’ultima parte dell’articolo.

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